#MID046 | La fine dei giochi
Il mercato globale dei videogame è destinato a scomparire?
Il mercato globale dei videogame è destinato a scomparire? Non esattamente. Eppure, con i suoi 10.000 licenziamenti registrati nel corso dei primi sei mesi del 2024, ben al di sopra dei 9.000 sviluppatori licenziati in tutto il 2023, il settore dei videogiochi sembrerebbe in forte crisi.
Secondo Shawn Layden, l’ex presidente di Sony Interactive Entertainment, intervenuto in un panel a margine dell'IGN Live 2024, c’è soprattutto un problema di allargamento della base installata di giocatori, che, nel corso degli ultimi anni, si è mantenuta sempre costante, non superando mai i 250 milioni di unità.
In realtà, durante la pandemia, ci era riuscita Nintendo con Wii, ma per un motivo che indubbiamente non ci saremmo mai aspettati: in quel periodo di “segregazione”, molte persone decisero di comprare una Wii per giocare a Wii Fit, illudendosi di poter finalmente dimagrire!
Secondo l’ex dirigente di Sony, l’eccessiva complessità dei videogiochi di ultima generazione e l’inutile ossessione per un fotorealismo sempre più spinto stanno progressivamente affossando il settore. Il nocciolo duro della cosiddetta “base installata di giocatori” è attualmente costituita da trentenni, che, pur avendo più soldi da spendere rispetto ai giovanissimi, non hanno molto tempo per giocare con i giochi che hanno acquistato.
Un modello di business insostenibile
In una recente intervista rilasciata a Games Industry e, poi, rilanciata anche da Push Square, Layden ha rivelato una serie di dati davvero molto interessanti, tra cui quello relativo all’attuale percentuale di giocatori che effettivamente finisce un gioco: soltanto il 32%.
Questo significa che il 68% delle persone che acquistano un determinato gioco non ne potrà mai apprezzare la complessità. Questo scenario, ovviamente, non giustifica in alcun modo gli ingenti investimenti da parte delle case di produzione, che per lanciare un gioco “blockbuster” spendono, mediamente, tra i 150 e 250 milioni di dollari.
A fronte del suddetto immobilismo della “base installata di giocatori”, per poter rientrare di questi costi, i vari produttori di videogiochi non possono far altro che aumentare progressivamente il prezzo dei propri prodotti.
In tempi non sospetti, ovvero circa 4 anni fa, Layden si era già scagliato contro il modello di business dei videogiochi “Tripla A”, ovvero quelli prodotti e distribuiti da imprese di grandi dimensioni, in genere con budget di sviluppo e marketing particolarmente elevati, definendolo del tutto insostenibile. Purtroppo, gli eventi più recenti, suo malgrado, gli hanno dato ragione.
Come se ne esce? Secondo lo stesso Layden, una soluzione ci sarebbe, non tanto rivoluzionaria, ma, piuttosto, obbligata: unificare le console. Fino a qualche tempo fa, Sony e Microsoft realizzavano prodotti con architetture molto differenti.
Oggi, le cose sono cambiate radicalmente: entrambe adottano i medesimi componenti hardware AMD (realizzati da Advanced Micro Devices, un’azienda specializzata in semiconduttori) e le differenze tra i loro rispettivi prodotti di fascia alta (PlayStation e Xbox) sono davvero minime.
Perché, allora, non consentire alle persone di giocare allo stesso gioco su diverse piattaforme?
Buon weekend!


