#MID028 | Ricordati di me
Con “Memory”, ChatGPT può finalmente memorizzare i dati rilevanti delle conversazioni precedenti ed utilizzarli in quelle future.
La notizia è passata un po’ in sordina, vista la concomitanza con il lancio di Sora, l’avveniristico modello generativo text-to-video appena annunciato da OpenAI. Eppure, “Memory”, la nuova funzionalità che consente a ChatGPT di “ricordare” le conversazioni già avvenute con gli utenti è davvero potente, oltreché, fino a prova contraria, piuttosto rischiosa.
Fino a poco tempo fa, ChatGPT non era in grado di ricordare le informazioni scambiate nelle conversazioni precedentemente effettuate e, quindi, ogni volta, era necessario fornire tutti i dettagli già comunicati.
Con “Memory”, ChatGPT può finalmente memorizzare i dati rilevanti delle conversazioni precedenti (i temi trattati, le preferenze dell’utente, le decisioni prese o i compiti svolti all’interno della chat) ed utilizzarli in quelle future, rendendo il dialogo, indubbiamente, più fluido, rapido ed efficace.
Questa è la potenza di cui vi parlavo poco fa. Ma i rischi?
Addestramento, dati criptati e chat temporanee
Sebbene l’azienda americana abbia affermato che esistono robuste misure di sicurezza per proteggere la privacy degli utenti e che i dati sono criptati e, quindi, accessibili solo ai diretti interessati e al personale autorizzato, in un passaggio del comunicato ufficiale, si legge che OpenAI non utilizzerà il contenuto delle conversazioni per addestrare i suoi modelli solo per gli utenti ChatGPT Team e Enterprise.
Per tutti gli altri, sarà necessario disattivare la funzionalità ("Opt-out") oppure rivolgersi a ChatGPT utilizzando una chat temporanea, le cui conversazioni non appariranno nella cronologia e non saranno utilizzate in fase di addestramento.
Insomma, questa procedura non è proprio il massimo della semplicità. Un approccio, questo, che mi ricorda i lunghi e complicatissimi form di accettazione della privacy per l’utilizzo delle più svariate soluzioni digitali, che la maggior parte di noi non legge oppure scorre solo distrattamente.
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che, senza i nostri dati personali e i nostri prompt, ChatGPT sarebbe una specie di scatola vuota. Eppure, dal mio punto di vista, potrebbe anche essere una mediazione accettabile, a condizione, però, che ci sia sempre trasparenza.
Opt-in di default
L’aspetto che più mi preoccupa, al di là della personalizzazione delle risposte fornite, che ritengo una funzionalità molto utile, è il fatto che ChatGPT possa ricordare le “preferenze” dell’utente e modulare le sue risposte in funzione di esse.
Ce lo ricordiamo tutti cosa ne ha fatto Facebook delle nostre “preferenze”, vero? Niente allarmismo, ci mancherebbe, ma sottovalutare questo aspetto significa “mettere la testa sotto la sabbia”. Il tema è spinoso, oltreché piuttosto delicato. L’entusiasmo del momento potrebbe condizionarci. È inutile negarlo.
È pur vero che OpenAI si è prodigata a fornire tutte le informazioni necessarie per disabilitare o modulare tale funzionalità. Infatti, non solo, è possibile cancellare completamente la “memoria” di ChatGPT, ma gli si può anche chiedere di “ricordare” soltanto qualcosa di specifico (“controllo granulare”).
Insomma, le condizioni per avere pieno controllo su questa funzionalità ci sono, sebbene sia necessaria una certa consapevolezza per decidere di disabilitarla.
Sono davvero curioso di capire cosa succederà nei prossimi mesi. Come sostiene giustamente anche Agenda Digitale, “saranno le Autorità Garanti per il trattamento dei dati personali a dover vigilare attentamente su questo delicatissimo equilibrio” fra innovazione e rispetto della privacy.


