#MID030 | Il futuro del coding
Secondo il CEO di NVIDIA, l’idea di insegnare ai bambini a programmare è ormai superata.
Durante il recente World Government Summit di Dubai, Jensen Huang, salito agli onori della cronaca soprattutto per aver portato la sua azienda a raggiungere e superare i 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, ha condiviso un punto di vista, per certi versi strampalato, ma pur sempre interessante sul futuro del coding.
Secondo il fondatore e CEO di Nvidia, l’idea di insegnare ai bambini a programmare o di intraprendere una carriera in informatica, che è stata una vera e propria costante degli ultimi 10-15 anni, è ormai superata.
Huang sostiene che l’industria IT sta progressivamente riducendo la necessità di esperti in informatica. Invece di concentrarsi sulla programmazione, il “visionario” AD di Nvidia ritiene che l’attenzione dovrebbe spostarsi verso la conoscenza degli specifici campi di applicazione di tali tecnologie, come ad esempio, la biologia, la chimica oppure la finanza.
Queste sono state le sue esatte parole: "È nostro compito creare tecnologia informatica in modo che nessuno debba programmare e che il linguaggio di programmazione sia umano. Ogni persona nel mondo è ora un programmatore. Questo è il miracolo dell’intelligenza artificiale".
Da un grande potere, derivano grandi responsabilità
Una cosa è certa: siamo più che abituati alle eccentriche dichiarazioni dei vari CEO delle Big Tech americane. Basterebbe passare solo qualche ora sull’account Twitter (o X) di Elon Musk per capacitarsene. Però, in questo caso, c’è, probabilmente, un errore di valutazione, senz’altro motivato dalla necessità di Huang di “portare costantemente acqua ai propri mulini”.
Senza Nvidia, l’AI Generativa oggi non esisterebbe o, più probabilmente, sarebbe confinata nei laboratori segreti delle grandi corporate internazionali. Eppure, se è vero che da un grande potere, derivano grandi responsabilità, proprio in virtù della sua posizione dominante, Huang avrebbe dovuto pesare meglio le proprie parole.
Negli ultimi mesi, la tecnologia ci ha dimostrato come un chatbot conversazionale possa essere di gran aiuto per accelerare la scrittura di codice (non a caso GitHub ha incrementato i propri ricavi di oltre il 40% grazie a Copilot), ma ci ha anche fatto scoprire che, tali soluzioni non sono sempre infallibili e che solo un’approfondita “conoscenza della materia” può fare da argine ad una serie di errori, a volte, anche molto grossolani, che potenzialmente possono essere restituiti.
Vi ricordate quando, qualche newsletter fa, parlando di creazione di contenuti, vi chiedevo di provare a mettere in mano ad un professionista esperto e ad un novizio alle prime armi la potenza dell’AI Generativa e di valutare obiettivamente l’output generato? Ecco, questo esperimento potrebbe essere applicato senza problemi anche al coding. E, vi assicuro, che i risultati sarebbero gli stessi.
Quello che Huang non ha detto, sebbene, per onestà intellettuale, avrebbe dovuto, è che i più recenti progressi in area AI Generativa alzeranno semplicemente l’asticella, richiedendo professionalità sempre più spiccate.
Il punto non è tanto che, da qui a breve, non saranno più necessari i programmatori ma, piuttosto, che avremo bisogno di programmatori sempre più bravi e preparati. A differenza di qualche tempo fa, non solo dovranno essere in grado di scrivere infinite linee di codice per “animare” i nostri software, ma anche di conoscere e di utilizzare al meglio le Intelligenze Artificiali. Tutto qui.


