#MID031 | Scrivere per ChatGPT
Tra non molto, ci ritroveremo tutti a scrivere per ChatGPT...
Il recente accordo siglato fra OpenAI e Prisa Media (fra le varie proprietà del gruppo, dirette e indirette, vi sono i quotidiani spagnoli El País e As, oltreché il francese Le Monde) è piuttosto significativo, essenzialmente per due motivi.
Da una parte, regola e regolamenta (come è giusto che sia) l’utilizzo del materiale prodotto dalle relative testate per l’addestramento delle Intelligenze Artificiali e, dall’altra, concorre a ridurre drasticamente la produzione di fake news e a garantire l’affidabilità delle risposte fornite da ChatGPT.
In pratica, l’accordo prevede che gli articoli di El Pais e Le Monde vengano evidenziati e accompagnati sistematicamente da un logo, da un collegamento ipertestuale alla fonte originale e dai titoli degli articoli utilizzati come riferimenti. Ai fini dell’addestramento, saranno, inoltre, espressamente esclusi i contenuti forniti dalle agenzie di stampa e le fotografie pubblicate dai quotidiani.
Siamo ad un punto di svolta?
Questo accordo potrebbe segnare un vero punto di svolta in tutta la questione, creando un significativo “precedente” e dimostrando che, pur essendo assolutamente imprescindibile regolamentarle, non è detto che le eventuali controversie debbano necessariamente essere risolte in sede processuale.
In altre parole, questo accordo ha, di fatto, “ridimensionato” l’annosa diatriba di OpenAI con il New York Times, che, come vi raccontavo qualche settimana fa, aveva intentato una causa contro l’azienda americana per un uso improprio dei contenuti prodotti dai giornalisti della testata per addestrare il proprio chatbot.
Mettersi d’accordo su questioni così delicate, che hanno impatti reali e significativi sulla vita delle persone, non solo, ha il merito di ampliare progressivamente la portata delle informazioni prodotte dagli editori coinvolti, ma contribuisce anche a trasformare le Intelligenze Artificiali Generative (almeno sulla carta) in strumenti di cui ci si possa finalmente fidare.
Perché, al di là della specifiche tecniche ed economiche di questi accordi, ciò che conta davvero (sia per OpenAI che per gli editori) sono soprattutto gli utenti finali.
Non è un caso, infatti, che Louis Dreyfus, CEO di Le Monde, abbia “candidatemene” affermato che questa partnership con OpenAI consentirà loro di espandere la portata del quotidiano, e che Carlos Nuñez, CEO di Prisa Media, abbia aggiunto che la collaborazione con l’azienda americana aprirà nuove strade per coinvolgere il loro pubblico.
Tutto ruota intorno ai soldi. C’è poco da fare. Ma, in mezzo, ci sono anche le persone e, questo, non può di certo essere sottovalutato.
Il futuro del web journalism
Come evolverà la querelle fra il New York Times e OpenAI? Come sospettavo già da qualche settimana, considerato anche questo significativo “precedente”, immagino che, al di là dei “titoloni” sui giornali, il tutto si risolverà con un vantaggioso e remunerativo accordo commerciale fra le parti, che regolamenterà l’utilizzo delle fonti originali prodotte dalla testata per fornire risposte sempre più attendibili ed accurate agli utenti di ChatGPT.
Sebbene El Pais e Le Monde siano testate di tutto rispetto, con una storia alle spalle davvero importante, una partnership fra OpenAI e il “glorioso” New York Times, chiuderebbe definitivamente la questione, regalandoci, da una parte, un nuovo modo di intendere il web journalism (in pratica, non si scriverà più solo per soddisfare l’algoritmo di Google, ma anche per assecondare GPTBot, il bot di OpenAI!), e dall’altra, un rinnovato approccio alle ricerche sul web.


