#MID034 | Google ha un problema
Ho come l’impressione che “il futuro della ricerca” si deciderà nei prossimi mesi, probabilmente entro la fine del 2024, e non sarà come in molti si aspettano.
Che i “motori di risposta” si stiano progressivamente sostituendo ai classici “motori di ricerca” è un dato di fatto, sebbene, dal mio punto di vista, questa replicazione sarà graduale, perché terrà in grande considerazione anche i riscontri degli utenti (e degli investitori).
Di questo, ho già diffusamente parlato in più occasioni e sono più che certo che il tema non ci abbandonerà troppo presto. Il business digitale è costruito intorno alle modalità con cui le persone accedono al world wide web. Se, come in molti credono, questa rivoluzione è davvero alle porte, vorrà dire che anche gli utenti di internet (ossia, noi!) avranno definitivamente cambiato le proprie abitudini.
Bisognerà solo verificare sul campo se i grandi vendor di mercato (Google in primis) saranno in grado di adattarsi rapidamente alle rinnovate esigenze dei propri avventori, ovvero senza mandare in rovina la maggior parte dei siti web che vivono di “traffico organico”.
La SGE sta arrivando
Mentre Google sperimenta ufficialmente la Search Generative Experience anche nel Regno Unito (fino a questo momento, era disponibile solo per gli utenti americani iscritti a Google Labs), qualche giorno fa, come un fulmine a ciel sereno, sono stati diffusi anche i dati di una ricerca molto interessante di Authoritas, che ha analizzato 2.900 keyword correlate a marchi e prodotti in 15 settori merceologici differenti, secondo la quale il 62% dei link SGE sarebbe rappresentato da domini che non sono tra i primi 10 risultati organici della SERP.
Ecco, se le previsioni di Authoritas fossero davvero realistiche (tutto da verificare), ho la sensazione che il blasonato anthem (che - lo ammetto - ho utilizzato anche io più e più volte) “gli specialisti SEO dovranno trovarsi presto un nuovo lavoro” non si limiterebbe ad essere una semplice provocazione.
In altre parole, se ci dovessimo affidare ai numeri, circa il 60% degli esperti in Search Engine Optimization dovrebbero cercarsi una nuova professione e il restante 40%, invece, inventarsi qualcosa di assolutamente fresco ed innovativo per avere la meglio sull’algoritmo “intelligente” di Google.
Insomma, al di là degli scherzi, la situazione è piuttosto preoccupante. Molti siti web (soprattutto "editoriali"), come ad esempio “Retro Dodo”, noto per i suoi contenuti dedicati ai videogiochi “retro”, a detta del suo fondatore Brandon Saltalamacchia, sarebbero sul punto di fallire a causa delle scellerate politiche di Mountain View. E non è il solo.
Uno scenario da incubo
Ciliegina sulla torta in questo scenario "da incubo", sono le recenti indiscrezioni diffuse dal Financial Times, secondo le quali Google sarebbe in procinto di far pagare agli utenti una “quota fissa” per avere accesso ad alcune nuove funzioni di ricerca basate sull’Intelligenza Artificiale.
Google Search rimarrebbe, ovviamente, gratuito, ma questa mossa indicherebbe, comunque, un rivoluzionario cambio di approccio da parte del colosso di Mountain View. Gli ingegneri di Google sarebbero già all’opera per implementare tecnicamente il servizio, sebbene i dirigenti aziendali non abbiano, al momento, ancora preso una decisione definitiva. Che impatto avrebbe una scelta del genere sui ricavi pubblicitari? Insomma, l’AI Generativa fa una certa paura, paradossalmente, anche a chi ha contribuito a crearla.


