#MID036 | Ciao ciao Metaverso
Quando penso al Metaverso o, meglio, alla sua attuale inconsistenza, mi torna in mente il teletrasporto di Star Trek.
Quando penso al Metaverso o, meglio, alla sua attuale inconsistenza, mi torna in mente il teletrasporto di Star Trek, una tecnologia indubbiamente affascinante, ma rilegata da molti anni solo nei palinsesti televisivi di mezzo mondo. Parliamoci chiaro: sebbene si siano comunque rivelati molto interessanti per analizzare più approfonditamente il trend, non c’era realmente bisogno dei recenti dati diffusi da PoliMi per capire che i tempi non fossero ancora maturi per questa tecnologia.
Non voglio di certo ritornare su Vision Pro, perché ne ho già scritto e parlato in tutte le salse, ma, dall’indagine dell’Osservatorio Extended Reality & Metaverse della School of Management del Politecnico di Milano, emerge con chiarezza che il problema non sembrerebbe essere solo rappresentato da visori AR non ancora all’altezza delle aspettative degli utenti (secondo PoliMi, ad oggi, meno di 500.000 italiani ne possiedono uno). È molto di più. Tra realtà aumentata, mista e virtuale, dal 2020 ad oggi, in Italia, si registrano “solo” 482 progetti attivi, di cui 108 nati nel 2023, in calo del 18% rispetto al numero di nuove iniziative avviate nel 2022.
A detta degli analisti di PoliMi, solo grazie ad una serie di tecnologie correlate, come ad esempio, la (rediviva) Blockchain (per favorire l’interoperabilità tra i mondi virtuali), lo Spatial Computing (per agevolare il riconoscimento degli oggetti virtuali nello spazio fisico) e (ovviamente) l’Intelligenza Artificiale (per facilitare la creazione e la personalizzazione di ambienti, personaggi e oggetti digitali), il Metaverso potrebbe finalmente uscire dalla sua nicchia ed entrare in pianta stabile nelle nostre vite. Ma tutto ciò non arriverà certamente tra una settimana. Tutt’altro. Al di là di quanto ne dicano i suoi più ottimistici sostenitori, serviranno ancora numerosi investimenti per democratizzare definitivamente questa tecnologia.
L’importante è continuare a parlarne
Ciò che proprio non sopporto, non è tanto l’ottimismo dei pionieri, senza il quale, la quasi totalità delle innovazioni introdotte negli ultimi decenni non sarebbe stata possibile, ma, piuttosto, la loro inaccettabile miopia. Al di là del gaming, un settore, al momento, privilegiato per sperimentare la realtà virtuale, le prospettive del Metaverso, nel suo complesso, sono senz’altro enormi, ma la strada percorrere è ancora lunghissima.
Abituati come siamo alla velocità di penetrazione culturale dell’Intelligenza Artificiale, potremmo erroneamente pensare che tutto ciò valga anche per la realtà virtuale. Non è così. Detto questo, a mio avviso, sarebbe davvero un sogno poter frequentare un corso di formazione nel Metaverso, interagendo, ad esempio, con il proprio docente virtuale e servendosi di una serie di oggetti virtuali per apprendere e mettere in pratica ciò che si è appreso.
Insomma, sebbene possa sembrarvi il contrario, io credo nel Metaverso, ma, per non rischiare di trasformarlo nell’ennesimo hype del momento, ritengo sia indispensabile smettere quanto prima di considerarla e, soprattutto, raccontarla come una tecnologia “compiuta”. L’importante è continuare a parlarne, mettendone obiettivamente in luce opportunità e rischi. Il resto verrà da sé.


