#MID076 | I rischi della banalizzazione
Alcune scaltre agenzie di marketing vorrebbero spacciare semplici automazioni standard del workflow per avanzati Agenti AI di ultimissima generazione.
Provate a chiedere a tre persone di vostra fiducia di spiegarvi cosa sono gli “Agenti AI”: non ne caverete un ragno dal buco. Al momento, infatti, non esiste una definizione universalmente riconosciuta, tanto che alcune scaltre agenzie di marketing, potendo contare su un’ignoranza, per così dire, generalizzata, hanno ben pensato di cavalcare l’hype del momento e spacciare semplici automazioni standard del workflow per avanzati Agenti AI di ultimissima generazione.
L’automazione standard dei workflow si basa su una serie di processi predefiniti e ripetibili. In altre parole, le operazioni vengono eseguite secondo regole fisse e logiche predeterminate, senza la capacità di apprendere o adattarsi a situazioni non programmate. Gli Agenti AI, al contrario, non si limitano a seguire istruzioni predefinite, ma sono in grado di analizzare grandi quantità di dati, apprendere da essi e, in alcuni casi, prendere decisioni autonome.
Insomma, nonostante le differenze siano “sostanziali”, molte proposte commerciali sembrano essere più orientate al branding e al marketing che non all’effettiva innovazione tecnologica. In questi casi, il rischio è duplice: da una parte, si creano false aspettative nei confronti delle potenzialità offerte dall’automazione, mentre dall’altra, si svaluta il lavoro di alcuni sviluppatori che, invece, stanno lavorando da tempo su vere soluzioni di Intelligenza Artificiale avanzata.
Per fortuna, c’è chi sta facendo le cose sul serio, cercando di rivoluzionare profondamente il modo in cui interagiamo con il mondo digitale. Browser Use, una startup del programma Winter Batch di Y Combinator 2025, fondata da Magnus Müller e Gregor Zunic, ha, infatti, appena raccolto 17 milioni di dollari in finanziamenti seed per aver sviluppato una soluzione open source che consente agli Agenti AI (quelli veri!) di interagire con i browser, automatizzando diverse attività. In altre parole, Browser Use si propone di rendere i siti web “leggibili” e navigabili per gli agenti autonomi, attraverso un processo di “traduzione” dei loro elementi visivi (pulsanti, menu ed altri componenti grafici) in una rappresentazione testuale e strutturata.
Il metodo proposto da Browser Use cerca di risolvere un problema piuttosto comune: molti agenti autonomi, lavorando esclusivamente tramite input visivi, rischiano di incorrere in errori causati dai continui aggiornamenti e dalle modifiche dell’interfaccia utente di siti complessi, dove la struttura cambia molto frequentemente. La conversione in un formato testuale consente, quindi, di standardizzare l’accesso alle informazioni, riducendo drasticamente le eventuali interruzioni del processo automatizzato e abbattendo sensibilmente i costi operativi delle aziende che si avvalgono di queste tecnologie.
L’interesse degli investitori (Felicis, in primis, ma anche Paul Graham, A Capital e Nexus Venture Partners) e l’adozione della soluzione da parte di diverse aziende (pare che oltre 20 startup abbiano già integrato il tool per rispondere alle proprie esigenze!) confermano che il problema della “leggibilità” dei siti web per gli Agenti AI, seppur con qualche limite, rappresenta un settore molto promettente. Al di là della tecnologia in quanto tale, la vera sfida è quella di riuscire a mantenere l’accuratezza degli output testuali restituiti dal tool. Considerata la rapidità con cui cambiano le interfacce, gli sviluppatori di Browser Use dovranno mantenere costantemente aggiornato l’algoritmo della soluzione, evitando che diventi obsoleto o inadeguato ad interpretare nuove forme di design: ogni sito web ha, infatti, una struttura unica, e la capacità di adattarsi in modo flessibile a queste diversità, sarà senz’altro cruciale per garantire un successo a lungo termine. Vedremo.




