#MID090 | Impara con ChatGPT
No, non è un claim pubblicitario. Ma, ripensandoci bene, potrebbe anche funzionare.
Mentre eravamo in vacanza, OpenAI ha fatto qualcosa di sorprendente, introducendo una nuova funzionalità del suo chatbot finalmente (questo lo dico io!) orientata all’apprendimento. Perché, se c’è un modo oggettivamente corretto per servirsi dei vari tool di Intelligenza Artificiale, è proprio quello di considerarli dei veri e propri assistenti personali, e non dei semplici strumenti per fare le cose al posto nostro.
L’idea alla base di Study Mode è piuttosto semplice, ma allo steso tempo ambiziosa: sostituire l’immediatezza della risposta bella e pronta con un’interazione più riflessiva e partecipativa. Anziché fornire subito la soluzione ad una domanda, il modello cerca di coinvolgere l’utente, proponendo spunti di riflessione, ponendo contro-domande oppure suggerendo strategie di risoluzione. L’obiettivo è quello di incentivare il cosiddetto “productive struggle”, ovvero quello sforzo cognitivo ritenuto essenziale per un apprendimento profondo e duraturo.
La scelta di implementare una modalità del genere nasce da una serie di sollecitazioni crescenti provenienti dal mondo educativo, preoccupato dall’utilizzo troppo passivo e meccanico dell’intelligenza artificiale da parte degli studenti. In particolare, molti docenti hanno segnalato come ChatGPT, se utilizzato in modo acritico, potesse trasformarsi in una sorta di scorciatoia, riducendo il coinvolgimento attivo degli studenti.
L’aspetto più interessante è che questa nuova funzionalità non è riservata solo agli utenti paganti. È infatti disponibile anche sugli account gratuiti, e verrà presto integrata nelle versioni Edu e Team del servizio. Sembrerebbe quasi che OpenAI voglia scommettere sul valore educativo come pilastro centrale della propria futura offerta, aprendo uno spiraglio verso un’AI che non è soltanto veloce e performante, ma anche e soprattutto formativa.
Il funzionamento è, in molti casi, sorprendentemente sofisticato. Il sistema non si limita a ritardare la risposta, ma costruisce un’interazione “stratificata”, adattandosi al livello di conoscenza dell’utente, proponendo esercizi guidati e suggerendo percorsi alternativi di ragionamento. In alcuni casi, propone addirittura brevi quiz o domande a risposta aperta, proprio per verificare il grado di comprensione dell’argomento trattato. La struttura, ispirata alla cosiddetta didattica per “scaffold” (cioè, per impalcature progressive) mira a rendere meno pesante il carico cognitivo, mantenendo comunque alta l’attenzione e la partecipazione attiva.
Il tutto è stato sviluppato in collaborazione con decine di docenti universitari, pedagogisti e ricercatori nel campo della formazione e dell’apprendimento. Questo coinvolgimento di esperti evidenzia un cambio di passo rispetto a molte iniziative precedenti, dove l’Intelligenza Artificiale veniva introdotta nelle scuole e nelle università spesso senza un adeguato supporto metodologico.
Non sono così certo che questa iniziativa avrà successo, in quanto, finché un giovane studente potrà disabilitare in qualsiasi momento la funzionalità, ho paura che, nella maggior parte dei casi, deciderà di optare per la semplificazione istantanea. Però, non è del tutto escluso che in futuro OpenAI non possa decidere di rilasciare un tool dedicato per le scuole e i centri di formazione.
Ovviamente, bisognerebbe lavorarci, e, da quanto ho potuto verificare in prima persona, la strada da percorrere è ancora molto lunga. Staremo a vedere. Nel frattempo, però, vi confesso che questa novità ha rinvigorito il mio inossidabile ottimismo, facendomi ben sperare per il futuro.




