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Avatar di NikolaTech

Molto interessante. Credo che tra intelligenza “naturale” o biologica e quella artificiale ci sia, inevitabilmente, un abisso enorme. Gli esseri viventi dotati di intelligenza, anche i più semplici come un gatto o un topo da laboratorio, imparano attraverso l’esperienza diretta e l’interazione con il mondo fisico che li circonda. Sono vincolati a leggi, sensazioni e conseguenze reali. Come appunto hai scritto nel testo.

L’intelligenza artificiale, invece, ha appreso teoricamente una quantità enorme di informazioni: conosce le descrizioni, le definizioni, le relazioni tra le cose, ma non ha esperienza di ciò che descrive. Non sa cosa significhi davvero toccare l’acqua o percepire la consistenza di una mela, anche se può spiegarlo perfettamente.

Probabilmente in futuro avremo sistemi dotati di sensori in grado di percepire aspetti fisici della realtà, di questo ne sono convinto, avvicinandosi in parte a questo tipo di esperienza. Ma a quel punto mi viene da chiedermi: perché continuiamo a cercare di replicare i sensi e i meccanismi dell’intelligenza umana nelle macchine? È davvero quella la strada?

Forse il punto non è rendere le macchine simili a noi, ma capire se l’intelligenza, per esistere davvero, debba necessariamente passare dall’esperienza del mondo fisico, oppure l’intelligenza artificiale possa svilupparsi in un modo completamente diverso.

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Assolutamente, procediamo.