#MID134 | Benvenuti a Shenzhen
Robot umanoidi, taxi autonomi e fabbriche di EV: sempre più occidentali volano in Cina per capire cosa si sono persi.
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Fino a poco tempo fa, se volevi capire dove stesse andando il mondo della tecnologia, prendevi un volo per San Francisco, noleggiavi un’auto a Palo Alto e cercavi di farti aprire qualche porta nella Silicon Valley. Quel rito di passaggio è ancora vivo, ma sta accumulando concorrenza da una direzione inaspettata: sempre più fondatori di startup, investitori ed ingegneri stanno organizzando le proprie vacanze studio tra Shanghai, Hangzhou e Shenzhen. Non per turismo balneare, s’intende.
Il fenomeno ha anche un nome: tech tourism. E un prezzo tutt’altro che simbolico: fino a 9.000 dollari a persona per tour di tre-cinque giorni dentro fabbriche di veicoli elettrici, laboratori di robotica ed uffici di startup di Intelligenza Artificiale. Il tutto escludendo il volo, ma includendo hotel, pasti e trasferimenti. Insomma, non è un weekend low-cost, ma evidentemente qualcuno ritiene che ne valga la pena.
Per capire cosa stia alimentando questo flusso di visitatori, basta guardare i feed dei Social Media degli ultimi diciotto mesi. Video di robot umanoidi che ballano, auto volanti che sfrecciavano su strade urbane, taxi a guida autonoma ripresi dall’interno da turisti increduli. La Cina ha costruito, più o meno consapevolmente, un’immagine da laboratorio del futuro, e quella narrazione ha fatto il suo lavoro. Il risultato è che chi deve decidere dove investire o cosa costruire sente di non potersi più permettere di ignorare quello che accade a 9.000 chilometri di distanza.
Shaoyu Yuan, docente di relazioni internazionali alla New York University, ha descritto la dinamica in modo abbastanza chirurgico: c’è una paura di essere tagliati fuori, la sensazione che il sistema tecnologico cinese abbia raggiunto un livello di complessità tale per cui non vederlo di persona significhi trovarsi in svantaggio informativo rispetto ai propri competitor. Leggere di BYD e della sua integrazione verticale è una cosa; camminare nel capannone di produzione è un’altra. Difficile dargli torto.
I tour stessi sono costruiti come esperienze dense e curate. Si visitano le aziende che meglio incarnano la narrativa del sorpasso tecnologico: BYD, che ha superato Tesla nelle vendite globali di auto elettriche; Unitree Robotics, i cui robot umanoidi hanno collezionato milioni di visualizzazioni online; DeepSeek, il modello di Intelligenza Artificiale che nelle ultime settimane viene sistematicamente paragonato a ChatGPT nelle analisi di mercato. Non è una scelta casuale: sono simboli precisi, scelti per produrre un effetto specifico sul visitatore.
Chetan Shah, un investitore di Mumbai che ha partecipato a diversi di questi tour, ha sintetizzato il valore dell’esperienza con una frase che suona quasi come una pubblicità, ma probabilmente è genuina: “c’è accesso a cose che non si possono comprare in altro modo”. Come turista si può visitare BYD, ma non si va oltre lo showroom. Quello che i tour offrono, invece, è l’ingresso nei reparti produttivi, le sessioni di domande e risposte con i dirigenti, la possibilità di toccare con mano qualcosa che altrimenti si conosce solo attraverso report e articoli di stampa.
Shah ha raccontato che dopo aver visto da vicino le capacità manifatturiere cinesi ha riconsiderato alcune delle proprie posizioni di investimento, uscendo da settori dove la competitività cinese rendeva insostenibili le alternative indiane ed europee. Cita cali successivi del 40-50% nei titoli da cui era uscito. Difficile verificare la sequenza causale, ma l’aneddoto ha il suo peso narrativo.
Sul lato dell’offerta, il settore si sta strutturando velocemente. Boyang Shen, un ex consulente aziendale che ha vissuto un decennio in Europa prima di trasferirsi a Shanghai nel 2023, ha fondato GloPen, un’agenzia che in diciotto mesi ha già ospitato più di mille visitatori. La clientela viene principalmente dal Sud-Est asiatico, dall’India e dall’Europa, con una quota minore ma significativa dagli Stati Uniti e dal Brasile. Shen ha identificato un vuoto di mercato preciso: molti operatori nel settore della consulenza, pochi che offrissero un’esperienza immersiva all-in-one. Ha preso la licenza turistica e ha riempito lo spazio.
C’è anche chi guarda più in là nel tempo. Tech Buzz China, una società di ricerca e analisi, ha messo in piedi un programma rivolto a studenti delle superiori con background STEM, portandoli ad incontrare ingegneri di aziende AI cinesi e dottorandi in robotica. La logica è interessante, ma un po’ fredda: i genitori devono aggiornare le proprie aspettative su cosa i figli dovrebbero studiare. Il sistema universitario cinese è diventato altamente competitivo, con studenti universitari che compaiono già come autori principali su paper accademici pubblicati. Se stai pianificando il futuro di un sedicenne, forse vale la pena sapere contro cosa si troverà a competere.
Tutto questo si inserisce, non troppo sottilmente, in un quadro più ampio. La Cina ha capito che il tech tourism è anche soft power, e non ha perso l’occasione. Nel 2025, un noto YouTuber americano ha visitato Shenzhen, ha guidato un’auto volante a guida autonoma, il video ha superato i 600.000 visualizzazioni e la stampa statale cinese lo ha celebrato come una finestra sulla “vera Cina“.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante una visita a Hangzhou a febbraio, è stato filmato mentre guardava robot umanoidi eseguire mosse di kung fu: il video è diventato virale sui social cinesi prima ancora di atterrare sui media europei. Non è solo coincidenza, ma una catena di comunicazione deliberata.
La meccanica descritta da Yuan funziona per cicli: un contenuto su TikTok genera curiosità, la curiosità genera un tour, il tour genera un’esperienza diretta, l’esperienza diventa contenuto online, il contenuto raggiunge nuovi spettatori e ricomincia tutto. Ogni giro di questa ruota consolida la percezione che la Cina sia una potenza tecnologica seria, forse la principale. Che quella percezione sia accurata o gonfiata è una domanda aperta. Ma il meccanismo che la produce, quello è reale.
La domanda interessante non è se questo turismo tecnologico continuerà a crescere (quasi certamente lo farà, almeno finché le tensioni geopolitiche non renderanno i visti impossibili da ottenere). La domanda interessante è cosa ci dicono questi pellegrinaggi industriali sui meccanismi con cui oggi si costruiscono le opinioni nel mondo degli investimenti e dell’innovazione. In un settore dove l’informazione circola velocissima e spesso si assomiglia, vedere qualcosa con i propri occhi è diventato un vantaggio competitivo. Anche se quello che stai guardando è, almeno in parte, uno spettacolo accuratamente allestito per te.
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